È Pasqua! Ci affidiamo a te Signore
È Pasqua! Ci affidiamo a te Signore

Carissimi dell’API - Colf, è Pasqua! Ci affidiamo a te, Signore, non verrai meno alla Tua Parola!

Gli eventi che stanno susseguendosi e di cui siamo partecipi mostrano, con trasparenza cristallina, come l’evento Pasquale, nella sua unicità, dia realizzazione alla missione di Gesù nella storia. Egli passava di villaggio in villaggio, annunciando il Regno: il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino, convertitevi e credete al Vangelo (Mc. 1, 14 – 15). Un annuncio essenziale: poche parole pregnanti dell’appello di Dio per l’uomo e il cosmo: è la chiamata alla nostra conversione, necessaria per la vita. Appello che esprime ancora l’urgenza di ciò che è fondamentale, nel tempo pasquale e sempre, quello di un cambiamento radicale nel nostro stile di vita. Scopriamo in questa Pasqua, tutta la nostra fragilità e impotenza, potremmo dire, evangelicamente, tutta la nostra povertà. Povertà intima, spirituale più che materiale: non ha più alcun valore ciò che prima avevamo tanto stimato e ricercato, mentre riscopriamo in noi il desiderio di affidarci alle mani di Dio, Creatore e Signore.

La quaresima vissuta in casa è stata simile a una notte, tenebrosa, analoga a quella vissuta dalla Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto. Una lunga notte di grande paura: paura per il contagio; notte che ci ha reso coraggiosi grazie al dono ritrovato della familiarità. In particolare la presenza materna, evocatrice di quella della Madre celeste, motivo di consolazione, ci richiama ai valori essenziali della vita di ogni credente: il primato della carità, l’agire responsabile e la speranza nel tempo dell’attesa.

Questa Pasqua, da vivere in circostanze così particolari, sembra voglia riproporci le parole dell’Arcangelo Gabriele nel momento dell’Annunciazione e la risposta di Maria. Parola viva, sottratta alla retorica del dire, come, per esprimersi in un linguaggio efficace, un Appello da cui si attende una risposta personale. È il linguaggio dell’Incarnazione e la Chiesa lo ha ricominciato ad usare in questo periodo, riscoprendo “tempi nuovi e per tutti gli uomini di buona volontà” secondo gli insegnamenti del Concilio Vaticano II. L’esperienza drammatica del Covid-19 sta portando tutti noi a riscoprire il valore di un tale linguaggio, semplice e diretto, evocativo, come quello imparato da piccoli in casa, da mamme e nonni, e che sta alla radice
anche dei nostri elaborati ragionamenti da adulti. In questa Pasqua è Maria, Donna della Parola ascoltata e accolta a Nazareth come al Calvario, che ci insegna a contemplare l’Amore infinito del Figlio per tutta l’umanità e a perseverare nella speranza in tempi difficili come quelli contingenti. Il Risorto semini nella quotidianità il seme della speranza e la pazienza dell’attesa. Lasciamoci incontrare da Lui, presenza viva che sola può rafforzare la nostra fede e la speranza per un domani di Festa.

Cari amici, la Pasqua di Cristo ci rinnovi: mai così distanti, mai così uniti.

don Francesco Poli

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