LE SCELTE IMPORTANTI

Non è facile racchiudere in poche righe la storia e la responsabilità di una scelta operata in momenti difficili quali quelli del post-sessantotto che implicava una resistenza dei gruppi costituitisi in varie città, con tutte le difficoltà del caso, dato che la categoria era completamente assente dalla vita sociale, politica, sindacale.

Una categoria, questa, che ha sempre avuto il vento in faccia, per la quale non conveniva a molti smuovere sistemi e tradizioni. Era cosa ardua la presa di coscienza, l’apertura verso la parificazione con gli altri lavoratori, privi di mezzi e privi di sedi come eravamo. La sola garanzia risiedeva nel gruppo di quadri dirigenti appartenenti alla categoria che aveva nutrito un buon grado di sensibilizzazione attraverso la formazione sociale.

Quegli anni, visti e letti a distanza, sono considerati gli anni più difficili in cui effettuare scelte non in sintonia con ciò che faceva ‘tendenza’, poteva significare per molti una svolta ‘autolesionista’ contraria alla promozione contraria alla promozione auspicata.

Per la carica ideale che si era diffusa, per lo spirito che animava le dirigenti della futura Associazione professionale, la decisione di fondare l’Api-Colf nel 1971, fu davvero importante.

 IL RICONOSCIMENTO

A conferma di questo arrivò anche il riconoscimento della C.E.I. (Conferenza Episcopale Italiana). L’Associazione raccolse consensi e credibilità, riuscendo a delineare, sempre più, il suo ruolo preciso nella società italiana. I difficili giorni del 1971 preparano la strada spianata che, ancora oggi, la categoria nelle sue diverse espressioni, va percorrendo. L’Associazione nasce e cresce, raccogliendo consensi in Italia – e non solo -, visto che amplierà gli orizzonti federandosi con organismi internazionali che si occupano di colf e di assistenza domiciliare. Internazionalità questa, che ancora oggi l’Api-Colf conserva per lo scambio di opinioni, di programmi e di interventi presso organismi preposti (Comunità Europea, Organismi non governanti). Intorno ad un nucleo di giovani donne radunato da Padre Erminio Crippa negli anni ’50, si è aggregata, con lo scorrere del tempo, una compagine di dirigenti che hanno ampliato la missione associativa: dalle scuole alle cooperative, dal sindacato al collocamento, alle case per ferie. E ora che le parti sociali hanno costituito la Cassa colf, che per la prima volta assicura prestazioni assistenziali generalizzate ai lavoratori ed alle lavoratrici della categoria, dobbiamo considerare un riconoscimento dell’opera svolta da queste dirigenti il fatto che tutte le organizzazioni sindacali e le associazioni datoriali maggiormente rappresentative sul piano nazionale abbiano nominato all’unanimità come primo Presidente proprio la Presidente dell’Api-Colf. Padre Crippa è stato capace di contagiare l’Associazione di questa passione e, se l’Api-Colf è ancora l’avanguardia del movimento dei lavoratori al servizio dell’uomo, in gran parte ciò è dovuto agli effetti di quell’impegno vocazionale di riparazione, sull’onda del quale è stato intrapreso il cammino della professionalizzazione della categoria, dell’apertura delle scuole e dei centri di formazione professionale: non per ragguagliare il valore della persona al suo grado di istruzione, ma per affermare il peso della competenza nella cura delle persone, che non può essere certo minore della competenza che si richiede a chi ha in affidamento la cura di macchinari: non è mai il lavoro che dà la misura dell’uomo ma, al contrario, è l’uomo a dare la misura del lavoro.

NUOVI ORIZZONTI

L’Api-Colf fin dal IX Congresso Nazionale, celebrato a Torino nel 1976, ha rivolto il suo sguardo al nuovo orizzonte aperto sul fenomeno migratorio dei lavoratori addetti alla cura delle persone. La storia ci ricorda che fin da allora, quando quasi nessuno ancora in Italia si era accorta che il nostro Paese stava diventando terra di immigrazione, e che questa era costituita in gran parte da Colf, l’Associazione si era impegnata perchè  la circolazione mondiale del lavoro non si trasformasse nell’importazione di una nuova schiavitù nei Paesi ricchi, perchè non si profittasse delle immense povertà universali per relegare la gioventù del mondo sottosviluppato, perchè alle Colf estere (ma non straniere) fossero riconosciuti gli stessi identici diritti attribuiti alle Colf italiane. Anche per questo sono state patrocinate le migliaia di cause difese dagli avvocati dell’Associazione, riuniti nella Consulta Legale.

Dagli anni ’70 l’Api-Colf, che conta oggi tra i suoi associati più esteri che italiani, non ha mai tralasciato di essere dalla parte delle Colf straniere, attenta alle loro sensibilità, ai loro bisogni, ai loro diritti, ma anche sollecita ad impegnarle nell’assolvimento dei propri doveri: dalla Giornata Nazionale di Messina, dedicata nel 1977 alla Solidarietà internazionale per la donna e la colf più abbandonata del terzo mondo, al XVI Congresso Nazionale di Torino, dedicato nel 1999 alla multiculturalità, per finire nel 2000, con la costituzine della Onlus Soccorso Cristiano per i Diritti Civili Maria Bombaci, che intende essere uno strumento al servizio di tutti, ma in particolare dei componenti delle comunità estere, per affermare il principio che non va dato per carità ciò che spetta per diritto.

 UN CAMMINO DI DIGNITÀ

Oggi c’è ancora da fare per la categoria. Non solo per evitare che l’immigrazione si traduca in una nuova schiavitù, ma anche per completare il tragitto verso la dignità intrapreso agli inizi della vita associativa: c’è ancora da conquistare l’indennità di malattia, il diritto alla conservazione del posto di lavoro per le colf in maternità, regimi convenzionali adeguati per le cooperative che operano con gli enti pubblici, il diritto alla formazione civica e professionale delle colf estere, livelli, pensionistici equi, la difesa del trattamento di fine rapporto, fugando il pericolo del lavoro nero mascherato da collaborazioni autonome e tante altre disparità che ancora assillano il lavoro a servizio dell’uomo.

Deve soprattutto completarsi il cambiamento della mentalità nei confronti della collaborazione familiare.

L’Api- Colf ha sempre voluto promuovere e sostenere la cultura della solidarietà, racchiusa nel sostantivo ‘collaborazione’, presente nel suo nome, che è per i cristiani la veste sociale di quell’amore per il prossimo che fonda la costituzione materiale della legge evangelica. Anche la Chiesa Cattolica ha sempre fatto sentire all’Associazione la sua vicinanza e il suo sostegno, assicurandole il conforto dell’assistenza dei suoi Consulenti Ecclesiastici, nelle province come al centro.

Con la forza che ci dà sentire di avere al fianco la comunità ecclesiale, ci avviamo ad affrontare la nuova ed impegnativa sfida nella Collaborazione Familiare.

 

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