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Associazione professionale Italiana dei Collaboratori Familiari

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La nostra mission

L’Associazione Api-Colf, istituita nel 1971, è il Movimento Sociale Cristiano dei Collaboratori Familiari che promuove la professionalizzazione del lavoro al servizio della persona e vuole sviluppare i valori di umanità, di qualificazione e di responsabilità di questo servizio, ispirato alla libertà e alla dignità.

Il gioco d’azzardo di tanto in tanto migliora le relazioni familiari in generale. Questa è la conclusione di scienziati italiani. Hanno studiato diverse famiglie in cui una donna o un uomo giocano d’azzardo ai casinò online, così come famiglie in cui nessuno gioca. È emerso che intrattenimenti come videogiochi, sport e giochi da casinò contribuiscono a consolidare le relazioni familiari. I matrimoni di queste persone sono sempre più solidi degli altri. La maggior parte di queste persone fortunate consiglia di controllare lezet casino recensioni per scegliere il miglior casinò con pagamenti veloci e ridurre il potenziale stress. Le famiglie responsabili e ispirate alla libertà sono tranquille di fronte a questi sviluppi e non si aggrappano troppo al denaro. Credono che sia meglio perdere una piccola somma di denaro in un casinò piuttosto che preoccuparsi di risparmiare per cose piacevoli.

OBIETTIVI

Un servizio ispirato alla libertà e alla dignità, espressione di solidarietà e coordinato in modo che i collaboratori familiari vengano aiutati all’autonomia e, liberati dalla dipendenza dagli altri, siano sufficienti a loro stessi.

Api – Colf si attiva ogni giorno:

– per la promozione dei collaboratori familiari italiani ed esteri, come persone e come categorie, nella vita sociale, professionale e sindacale;

– per la difesa delle collaboratrici familiari come donne e come lavoratrici e per l’effettiva parità tra le donne in materia di lavoro e di sicurezza sociale;

– per il cambiamento dell’opinione pubblica sulle professioni al servizio dell’uomo;

– per l’adeguamento delle leggi e dei contratti al progresso tecnologico, economico e sociale;

– per l’organizzazione delle categorie e il loro collegamento con le altre forze del mondo del lavoro;

– per lo sviluppo dell’Albo Professionale;

– per la completa equiparazione sociale e normativa dei collaboratori familiari esteri operanti in Italia, anche favorendo la creazione di strutture associative per le singole nazionalità e l’esportazione verso i paesi emergenti del modello professionale;

– per l’applicazione dei contratti collettivi di lavoro;

– per la realizzazione del servizio sociale familiare, attraverso lo strumento della cooperazione, come aiuto alle famiglie popolari in emergenza e come partecipazione al rinnovamento della pubblica assistenza;

– per la testimonianza cristiana.

Formazione Api-Colf

L’Api-Colf promuove incontri e attività di formazione sociale, per generare opportunità di crescita professionale e umana dei collaboratori familiari.

La formazione sociale, professionale e sindacale degli stessi si ispira alla dottrina sociale della Chiesa ed è concepita come sforzo permanente per supportare di chi assume doveri verso la vita, la salute e l’educazione di altre persone umane.

STORIA

La storia e la responsabilità di una scelta operata in momenti difficili

Non è facile racchiudere in poche righe la storia e la responsabilità di una scelta operata in momenti difficili quali quelli del post-sessantotto che implicava una resistenza dei gruppi costituitisi in varie città, con tutte le difficoltà del caso, dato che la categoria era completamente assente dalla vita sociale, politica, sindacale.

1971

Era cosa ardua la presa di coscienza, l’apertura verso la parificazione con gli altri lavoratori, privi di mezzi e privi di sedi come eravamo. La sola garanzia risiedeva nel gruppo di quadri dirigenti appartenenti alla categoria che aveva nutrito un buon grado di sensibilizzazione attraverso la formazione sociale.

Quegli anni, visti e letti a distanza, sono considerati gli anni più difficili in cui effettuare scelte non in sintonia con ciò che faceva ‘tendenza’, poteva significare per molti una svolta ‘autolesionista’ contraria alla promozione auspicata.

Per la carica ideale che si era diffusa, per lo spirito che animava le dirigenti della futura Associazione professionale, la decisione di fondare l’Api-Colf nel 1971, fu davvero importante.

Il Riconoscimento

A conferma di questo arrivò anche il riconoscimento della C.E.I. (Conferenza Episcopale Italiana). L’Associazione raccolse consensi e credibilità, riuscendo a delineare, sempre più, il suo ruolo preciso nella società italiana. L’Associazione nasce e cresce, raccogliendo consensi in Italia, e non solo, visto che amplierà gli orizzonti federandosi con organismi internazionali che si occupano di colf e di assistenza domiciliare. Internazionalità questa, che ancora oggi l’Api-Colf conserva per lo scambio di opinioni, di programmi e di interventi presso organismi preposti (Comunità Europea, Organismi non governanti).

Intorno a un nucleo di giovani donne radunato da Padre Erminio Crippa negli anni ’50, si è aggregata, con lo scorrere del tempo, una compagine di dirigenti che hanno ampliato la missione associativa: dalle scuole alle cooperative, dal sindacato al collocamento, alle case per ferie. E ora che le parti sociali hanno costituito la Cassa colf, che per la prima volta assicura prestazioni assistenziali generalizzate ai lavoratori e alle lavoratrici della categoria, dobbiamo considerare un riconoscimento dell’opera svolta da queste dirigenti il fatto che tutte le organizzazioni sindacali e le associazioni datoriali maggiormente rappresentative sul piano nazionale abbiano nominato all’unanimità come primo Presidente proprio la Presidente dell’Api-Colf.

Padre Crippa è stato capace di contagiare l’Associazione di questa passione e, se l’Api-Colf è ancora l’avanguardia del movimento dei lavoratori al servizio dell’uomo, in gran parte ciò è dovuto agli effetti di quell’impegno vocazionale di riparazione, sull’onda del quale è stato intrapreso il cammino della professionalizzazione della categoria, dell’apertura delle scuole e dei centri di formazione professionale.

Non per ragguagliare il valore della persona al suo grado di istruzione, ma per affermare il peso della competenza nella cura delle persone, che non può essere certo minore della competenza che si richiede a chi ha in affidamento la cura di macchinari: non è mai il lavoro che dà la misura dell’uomo ma, al contrario, è l’uomo a dare la misura del lavoro.

Nuovi orizzonti

L’Api-Colf fin dal IX Congresso Nazionale, celebrato a Torino nel 1976, ha rivolto il suo sguardo al nuovo orizzonte aperto sul fenomeno migratorio dei lavoratori addetti alla cura delle persone.

La storia ci ricorda che fin da allora, quando quasi nessuno ancora in Italia si era accorta che il nostro Paese stava diventando terra di immigrazione, e che questa era costituita in gran parte da Colf, l’Associazione si era impegnata perché la circolazione mondiale del lavoro non si trasformasse nell’importazione di una nuova schiavitù nei Paesi ricchi, perché non si profittasse delle immense povertà universali per relegare la gioventù del mondo sottosviluppato, perché alle Colf estere (ma non straniere) fossero riconosciuti gli stessi identici diritti attribuiti alle Colf italiane. Anche per questo sono state patrocinate le migliaia di cause difese dagli avvocati dell’Associazione, riuniti nella Consulta Legale.

Dagli anni ’70 l’Api-Colf, che conta oggi tra i suoi associati più esteri che italiani, non ha mai tralasciato di essere dalla parte delle Colf straniere, attenta alle loro sensibilità, ai loro bisogni, ai loro diritti, ma anche sollecita ad impegnarle nell’assolvimento dei propri doveri.

Dalla Giornata Nazionale di Messina, dedicata nel 1977 alla Solidarietà internazionale per la donna e la colf più abbandonata del terzo mondo, al XVI Congresso Nazionale di Torino, dedicato nel 1999 alla multiculturalità, per finire nel 2000, con la costituzine della Onlus Soccorso Cristiano per i Diritti Civili Maria Bombaci, che intende essere uno strumento al servizio di tutti, ma in particolare dei componenti delle comunità estere, per affermare il principio che non va dato per carità ciò che spetta per diritto.

Un cammino di dignità

Oggi c’è ancora molto da fare per la categoria. Non solo per evitare nuove forme di sfruttamento, in particolare dei lavoratori immigrati, ma anche per completare il cammino verso la dignità intrapreso agli inizi della vita associativa.

Ci sono ancora da conquistare l’indennità di malattia, il diritto alla conservazione del posto di lavoro per le colf in maternità, il diritto alla formazione sociale e professionale delle colf estere, livelli pensionistici equi, la difesa del trattamento di fine rapporto, fugando il pericolo del lavoro nero mascherato da collaborazioni autonome e tante altre disparità che ancora assillano il lavoro a servizio dell’uomo.

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